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Recensioni

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ITALIA DI METALLO - A cura di Francesco Salvatori

È bello, ogni tanto, riscoprire che il compito del recensore oltre che un dovere può risultare un piacere: ed è ai Nefesh, nella fattispecie, che devo questa mia affermazione. Per quanto io sia solitamente molto pretendente, 'Shades And Light' – secondo album della band in questione – ha immediatamente fatto breccia nella sfera dei miei gusti personali.
Spaziano in lungo e in largo nel panorama metal i Nefesh, e lo fanno cercando di dare al proprio lavoro una continuità logica evidenziata anche dalla presenta di intermezzi (le varie 'Intro', 'Outro' e 'Preludio') che fanno da ponte di collegamento. Possiamo trovare un po' di tutto all'interno di questo prodotto, dal feroce power-thrash con cui 'Delirium Of War' apre i giochi, a elementi sinfonici che segnano vari brani senza mai diventare invadenti – e che trovano in 'Souther' la propria miglior espressione – passando poi per fasi più spiccatamente power ('Tears', tolto un incattivimento nella parte finale, pare provenire direttamente dal repertorio degli Edguy) e non disdegnando né il lato progressive né gli aspetti più estremi, addirittura pacificamente coesistenti all'interno del medesimo brano nella lunga e complessa 'Surexi'.
E se obiettereste che un simile calderone può sembrare pericoloso, io controbatterei affermando che i Nefesh fanno tutto dannatamente bene. La proposta pare sempre poggiare su basi solide, inattaccabili. Certo, un ascoltatore distratto potrebbe trovare fuorviante un simile mix e perdere il filo del disco, e questa è forse l'unica pecca. Valide prestazioni dei singoli (in evidenzia soprattutto la prova del singer, mai a disagio e sempre in grado di adattarsi alla situazione) si concretizzano in brani intensi e convincenti. Le dolci melodie disseminate in 'Tears', 'Everytime' o 'I Can't Fly' producono il giusto raccolto, e anche quando le velocità si alzano notevolmente (su tutte, 'Tifonomachia') non si cade mai nello scontato. 'Surexi', poi, è il sunto perfetto delle idee di questi ragazzi. Un saltuario utilizzo della lingua italiana ('Delirium Of War', 'Shades And Light') rende poi più gustoso il tutto.
Disco più che consigliato, dunque, e che lascia presagire buone cose per la carriera dei Nefesh. Peccato solo che 'Shades And Light' non sia uscito nel 2012, altrimenti sarebbe entrato dritto dritto nella mia top di fine anno...

Francesco Salvatori
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METALLIZED - I quattro doni di babbo khaine

QUARTO DONO, NEFESH
Questi sono dei pazzi furiosi. Talmente pazzi da suonare musica intelligente, con miliardi di influenze e dannatamente convincente. Potete trovare su queste stesse pagine il loro primo demo del 2006, recensito dal buon Raven. Shades And Lights è datato 2011 ma vede la luce solo quest’anno per motivi non chiari: mancanza di contratto? Mancanza di distribuzione? Quisquilie. L’importante è poterlo ascoltare in tutte le sfumature. I presupposti per apprezzare i Nefesh sono l’avere una visione poliedrica del metal (estremo e non) e ovviamente la passione per la buona musica. Partiamo? Partiamo.
Intro: Niente di particolare, si ascolta il soffiare del vento accompagnato da poche note della tastiera di Stefano. Vi avvertiamo: Shades And Lights è un disco particolare, variegato e zeppo di intermezzi strumentali.
Delirium Of War: Qui si inizia a fare sul serio e facciamo conoscenza dei Nefesh al completo: tempi rigorosamente prog, tastiera presente ma non troppo e una buona voce pulita. Un buon intermezzo strumentale e dal prog melodico si passa al death metal! Sembrano tantissimo i Sadist in questi momenti, e non è affatto un male. I cambi vocali dal clean al growl/scream sono improvvisi e repentini, l’esecuzione non è affatto facile ma è resa benissimo. Le canzoni dei Nefesh sono per il 70% cantate in inglese, menzione al merito per il fatto che ogni tanto spunta la nostra lingua e fa la sua porca (e cavalla) figura.
Ma dove sono? Sono solo. Troppo sangue intorno. Qui, queste ombre sono dentro, le ho fatte entrare.
Stacco. Tutto si ferma e rimane la tastiera in solitaria per quasi un minuto: un impianto sonoro davvero molto bello. Durante i primi ascolti del disco alcuni momenti sembrano presi e incollati; Shades And Lights richiede molti ascolti per essere compreso appieno, e quando sarete entrati nell’ottica della band tutto andrà miracolosamente a posto. Si ripete ora la stessa struttura ascoltata all’inizio del pezzo: funziona, e bene anche, tranne alcune piccole sbavature del cantante sulle tonalità più alte. Mai fastidioso, comunque. L’assolo di chitarra in seguito al ritornello in italiano è pregevolissimo e inquadra il pezzo alla perfezione. Nel momento in cui le note sono vibrate sembra di ascoltare un pianto, l’orrore e il delirio della guerra. Non ci sono stati pervenuti i testi, ma il titolo della canzone è reso immensamente bene. Si prosegue l’assolo ora sugli sweep ma sempre in ambito di melodie soft e malinconiche. Buonissimo pezzo, ottimo diciamo, tranne per i 5 secondi finali leggermente frettolosi in cui si conclude e si sfuma quasi brutalmente.
Tifonomachia: Shades And Lights è stato prodotto da Frank Andiver (Labyrinth) e masterizzato da Mika Jussila (Children Of Bodom, Nightwish, Him, Apocalyptica) nei famosi Finnvox Studios in Finlandia. La mano di questi signori si sente eccome e tutto suona dannatamente perfetto. Forse la chitarra avrebbe dovuto essere più presente e cattiva, ma stiamo parlando di un difetto trascurabile. Tifonomachia inizia con un buon fraseggio di chitarra sostenuto da terzine in doppia cassa; la voce in scream di Paolo è ottima anche nel frangente clean successivo, in cui passa ad un timbro molto somigliante a quello di Geoff Tate. Sorprende su tutti i fronti l’incredibile varietà della proposta della band anconetana, varietà cristallina e mai fine a se stessa. Molto bella la parte strumentale col fraseggio di chitarra in crescendo; si passa poi all’epic con una tastiera in primissimo piano, invadente e supportata da degli stacchi. Il tutto poi si apre su un tappeto di doppia cassa diventando black metal sinfonico! Fantastico! Si passa a un tempo sincopato, tastiera in lontananza e voce in scream per poi delirare ancora col sinfonico e una velocissima partitura tastieristica. L’assolo della sei corde alterna melodie a cattiveria unica; Luca sa quello che fa, prestazione ineccepibile. La ripetizione della strofa in scream, l’andare suadente e claudicante concludono il pezzo lasciando la tastiera in sospeso. Canzone MAIUSCOLA.
Preludio: In riferimento a ciò che è stato detto poco fa, ecco uno dei momenti strumentali di cui è permeato il disco tra un pezzo e l’altro. Si lascia totalmente spazio alla tastiera di Stefano, che suona un fraseggio semplice (così sembra, non sono un tastierista) ma evocativo al punto giusto. Fa il suo dovere riuscendo nell’intento di far chiedere all’ascoltatore cos’altro mai potrebbe succedere dopo. Ci sta tutto.
Everytime: Vai col 2/4 e col thrash death! L’impatto è dirompente come deve essere e ci fa saltare dalla sedia dopo i quasi tre minuti sognanti precedenti. Ci si assesta poi in una lunga cantilena in clean che avrebbe potuto essere leggermente accorciata; molto meglio il ritornello, sempre pulito e di facile assimilazione. Buonissimo l’accompagnamento della chitarra sotto la ripetizione del tutto; inevitabile lo stacco che arriva al terzo minuto: poche note sono lasciate alla tastiera per poi rincominciare a pestare come nell’incipit. Si ripete la cantilena (ancora troppo lunga) e si sfuma. Buon pezzo ma non a livello di Delirium Of War e Tifonomachia.
Souther: Il pezzo si apre con tastiera (organo) e chitarra: la prima accompagna e la seconda si rincorre come un cane che cerca di mordersi la coda. Il tutto sfocia in un tempo sbilenco e con una voce che ricorda molto il southern rock. Si apre molto presto al metal e a partiture sempre in stile Sadist dando una buona dose di cattiveria al tutto. Azzeccatissime le dissonanze eseguite dalla tastiera. Urla deliranti, pura pacca e il ritornello dissonante in clean lascia interdetti: stona ma non stona, ci sta ma non ci sta. Il punto di domanda rimane. Un buon intermezzo di chitarra fa da ponte verso il ritorno alla strofa proposta per iniziare il pezzo. La struttura si ripete e rimane lineare fino al finale in doppia cassa a cui spetta il compito di concludere.
Tears: Il pianoforte inizia in solitaria con una buonissima melodia, solo un appunto: c’è una pausa secchissima nell’esecuzione che non è piacevole da sentire, una nota tenuta lunga avrebbe dato una sensazione di taglio minore. Ottima la linea vocale di Paolo, struggente e non banale, che ci riporta al progressive metal più classico. Citiamo anche la sezione ritmica, che non sbaglia un colpo ed è sempre ben articolata. Di gran classe la ripartenza con le tastiere tra una strofa e l’altra, un piccolo ponte in battere e il tutto si stoppa per lasciare spazio allo strumento; qui si ha la prima sensazione di copia-incolla vero e proprio: lo shift è troppo improvviso e slegato. Noi italiani abbiamo il difetto di considerare la nostra musica leggera un abominio a prescindere: se un gruppo metal suona un pezzo acustico e canta in inglese va bene, se invece lo suona un gruppo nostrano lo si fanculizza come clone di Baglioni e si cambia traccia. Qui c’è veramente un pezzo di musica leggera! L’ennesima influenza di una band che non finisce mai di stupire, se ne frega e un momento del genere lo canta in italiano! Dieci e lode!
Lascerò il mio corpo vicino al mare; aspetterò su questo sangue che qualcuno mi prenda. Perdonami. Questa vita mia l’ho lasciata andare via; lascerò i miei pensieri vicino al mare, le onde poi li porteranno via ma tu potrai sentirli. Perdonami, non sarò più qui, non sarò più insieme a te.
Ora la De Filippi chiederebbe: "Apriamo la busta?”
Invece Luca apre la chitarra e sfoggia un assolo molto bello e sentito, poi si cambia e vai di puro death metal! I paraocchi in casa Nefesh sono stati buttati nel water con annesso tiraggio di catenella; qui si osa davvero e lo si fa bene, con palle e classe. Bravi!
Preludio: No, non ho sbagliato a scrivere! C’è un altro preludio! Tastiera? Eh, no! Qui si va di chitarra acustica e i Nefesh fregano tutti ancora una volta! Come prima si punta comunque sull’atmosfera piuttosto che sulla tecnica; sulla forma quindi, non sulla sostanza. C’è sempre quel senso di attesa costante e marcato, un qualcosa che sussurra: "Aspetta, non è finita”. Il termine Nefesh in lingua ebraica indica il punto di contatto tra anima e corpo, rappresenta le tensioni antitetiche che pervadono l'essenza umana. Mai nome fu più adatto per una band! Qui c’è tutto e il contrario di tutto!
Hug Me: Il pezzo è totalmente improntato sulla voce di Paolo e sicuramente dal vivo farà sfracelli: ha un bel tiro e una varietà vocale impressionante. Dal southern al melodico, al growl ed a qualsiasi altra amenità nelle corde del frontman, che continua a offrire una prova notevole. Come detto prima, andrebbe solo limato sulle note alte in clean, per il resto davvero niente da dire. C’è tempo per passaggi anche maideniani sottolineati da hammer, armonici e compagnia bella. Hug Me sale e scende a piacimento invocando un abbraccio, e lo fa egregiamente.
I Can’t Fly: Pezzo discreto e abbastanza canonico, che nulla toglie e nulla aggiunge a ciò che è stato proposto finora. Niente di memorabile nei suoi tre minuti e quindici secondi; una canzone di passaggio che non ha la marcia in più ma neanche stanca. In un minutaggio totale di un’ora ci può stare, teniamo sempre presente che gli altri pezzi sono comunque di lunga durata e di non facile assimilazione. Questo no, e probabilmente avremmo voluto che lo fosse.
Surexi: Arriviamo infine all’ultima canzone vera e propria di Shades And Lights, che si apre in maniera acustica, soft e con un cantato sussurrato e totalmente in latino. I restanti 7-8 minuti sfoggiano e amplificano le capacità dei Nefesh, che abbiamo apprezzato fin qua. C’è di tutto: death metal, melodia, pezzi arabeggianti, assoli, tastiere toccanti (bellissimo il loro pezzo in solitaria) e il finale epico e fiero contribuisce a rendere Surexi un piccolo capolavoro. Undici minuti onestamente emozionanti e dannatamente convincenti.
Shades And Lights: Il disco avrebbe potuto concludersi benissimo con la canzone precedente; c’è tempo comunque per la titletrack e l’outro. Qui parliamo di un paio di minuti acustici totalmente cantati in italiano. Bella la partitura, bella la linea vocale, bello il testo, bello tutto. E tanto anche.
Furibonda lotta con le fauci della belva, la mia belva, gelosamente mia. Danzano ancora le mie care ombre, sempre loro danzatrici folli. Dopo tutto ora è chiaro, accetterò anche loro dentro me, inevitabili ombre di un corpo al sole. Vi sconfiggerò accarezzandovi.
Outro: Niente di speciale, finisce tutto come è iniziato, con la tastiera e col vento.

Che dire ora? Poco, molto poco. I Nefesh ci hanno regalato una buonissima prova e onestamente un gran disco. Sono pochi i difetti da limare e tutte cose facilmente soprassedibili. Questa band ha la rara capacità di fregarsene delle convenzioni, ha la capacità di osare come Dio comanda e di farlo in maniera sopraffina nella maggior parte dei casi. Se cercate il classico evitate questo disco come la peste, se invece siete amanti di ciò che è imprevedibile e zeppo di sfaccettature siete a casa vostra. I Nefesh con dei suoni pompati davvero, una buona promozione e una buona attività live diventerebbero una band pericolosissima; sono certo che se oggi in Italia ci sia una band in grado di scrivere un capolavoro sono proprio questi ragazzi.
Attendiamo con ansia la prossima prova, per adesso applausi, sia per il coraggio dimostrato che per il tasso tecnico notevole e i ripetuti calci nel culo a chi vede il metal come una prigione fatta di celle a tenuta stagna.
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METALBLAZE.AT - (Austria)

Manchmal kann es auch etwas länger dauern! Ursprünglich wurde die Scheibe dieser Italiener schon im letzten Jahr veröffentlicht, aber dennoch dauerte es halt gut 12 Monate bis die Scheibe auch zu uns in die „Redaktion“ flatterte.
„Shades And Lights“ ist das Debüt von Nefesh und wenn man sich die ersten Töne vom Intro anhört, fühlt man sich gleich an die Millionen anderen italienischen Melodic Metal Bands erinnert. Damit ist es für andere Gruppen sicher schon getan. Aber diesen fünf Herrschaften wäre dies zu langweilig und mischen zusammen was ihnen gefällt, was gut gemeint sein, aber dennoch in die Hose gehen kann. Was würdet ihr denken, wenn ich nun sage, dass bei dieser Scheibe Melodic-, Progressive-, Death-, Thrash- und auch Epic Metal vermengt wurden? All jenen welche denken, dass dabei was chaotisches rauskommt, werden hier eines bessern belehrt, denn die 11 Nummern (Intro und Outro mal nicht mitgezählt) können nach aufmerksamen hören ihren Charme entfalten. Zugegebenermaßen muss ich sagen, dass einiges noch ausbaufähig ist, aber die Balance zwischen den verschiedenen Einflüssen wurde ordentlich gemeistert.
Fazit: Auch wenn noch nicht alles gar so glatt läuft, haben Nefesh ein hörbares Soundgebräu erschaffen, welches mich auf zukünftige Sachen dieser Band schon neugierig macht!
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CINQUE GIORNI.IT - A cura di Marco Reda

Quando sei seguito a Londra da testate come Sky e Il Resto Del Carlino per un attimo ti sembra di essere una star, uno che conta, che non ha bisogno di lavorare dieci ore al giorno per settimane per guadagnare qualche soldo e vivere bene davvero, che ha avuto la fortuna di fare uno dei lavori più belli del mondo. Poi torni con i piedi per terra, con non poca delusione, quando rientri in Italia e torni a provare a fare il musicista. I Nefesh, artisti emergenti di Ancona, in Gran Bretagna ci sono stati per promuovere i loro virtuosismi prog-rock/metal e si sono subito accorti della differenza tra quel paese e il nostro. “Quando parli di metal o musica inedita in Italia sembra che hai ammazzato qualcuno – rivela Luca Lampis, chitarrista che insieme a Stefano Carloni, Michele Baldi e Paolo Tittarelli compone una band in vita dal 2005, alla ricerca di un bassista – hanno tutti paura di farti suonare e ti fanno andare sui loro palchi pagandoti pochissimo o addirittura gratis. Sarà una cosa poco romantica ma anche le band hanno bisogno di soldi per registrazioni, strumentazioni, affitti da pagare, sopravvivere. Il dramma in Italia è andare in giro e sentirsi fortunati se vieni pagato due soldi”. Non potrebbero esserci parole più rappresentative per l'attuale momento della musica emergente nazionale, da Nord a Sud della penisola. Messa così però sembrerebbe che si pensi solo ai soldi. I Nefesh invece tengono a mettere in chiaro che è la qualità di ciò che si propone a venir prima di tutto: “se non si fa musica di alto livello è tutto inutile perchè non hai riscontro di pubblico. Non si può fare i musicisti solo per guadagnare, la musica deve essere fatta per amore di ciò che si fa altrimenti non funziona. Da qui, la nostra ricerca dell'equilibrio tra entrate economiche e onestà musicale”. Questi sacrosanti ideali hanno finora trainato la band verso la realizzazione di due album, l'esordio del 2006 “Nefesh” e l'apprezzatissimo dalla critica “Shades And Lights” del 2011, oltre che alla partecipazione a numerosi festival, concorsi e manifestazioni musicali. E nel calderone di una formazione che annovera ben due diplomati al conservatorio (manco a dirlo, considerato l'alto tasso tecnico del genere) bollono un videoclip e un tour europeo. Alcune etichette sono già su di loro. Riusciranno i Nefesh ad essere i protagonisti di una favola, quella del trionfo dei buoni che si impegnano contro ogni ostacolo?

Marco Reda
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HEAVY METAL.NO - (Norvegia)

Greit, Nefesh er store i hjemlandet Italia, men det betyr veldig sjeldent internasjonal suksess. Vi ser jo artistene her i Norge også, som selger som hakkamøkk og som aldri vil gøre det stort utenfor landets grenser. Men heldigvis er Nefesh i besittelse av habilt materiale og bør kunne snike seg inn på andre markeder om de får mulighet. Dette er metal som flyter rundt i en progressiv pøl uten å låte prog. De fletter inn taktskifter, og da generelt enkle løsninger, de benytter synthen til å brekke opp og/eller løfte bandet litt inn i en litt variert form. Vokalen er ren, men den ligger både i en mørk del og i en sår og følelsesladd sak. I tilfellene der den såre kommer på banen, er det ikke alltid vellykket, men det skjærer aldri over i sure saker, men balansen er hårfin, og jeg tror jeg gir fyren cred for å klare å oppholde seg på eggen. Det er musikk for deg som liker melodier, lange, lengtende gitartoner, progressive tankemåter og som liker skiver heller enn låter. Og kjøper du eller sjekker ut bandet får du valuta for spenna, for vi snakker om en klokketime med innhold. Det kan forsvares, men du skal ha sansen for være i selskap med band som trenger å fordøyes.
Grei kvalitet, litt vanskelig å sette i bås og i bunn og grunn et spennende musikalsk møte. Ikke for sjangerrotter eller de som trenger kommerse refrenger.
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FOBIA ZINE - (Repubblica ceca)

Na první pohled vypadá digipack od Necrotorture Live and Promotion Agency luxusně, hned ten druhý ale objeví, že až tak velká paráda to není – po grafické stránce myslím. Titulka sice nevypadá na ten první (oka)mžik zle, ale druhý mžik objeví nepřirozené tvary barvy, ještě o něco horší je to fotkou kapely, která jakoby stála ve vodě, ale je to něco jako patláma-montáž. Vnitřek jednoduchého digipacku pak obsahuje... prd. Žádná sestava, žádné texty, jen pár slov o tom, kde se nahrávalo a že mastering proběhl ve Finvoxu. To je informace důležitá spíše z reklamního hlediska, dobrý zvuk dnes produkují na spoustě míst, i když Finvox u melodických kapel drží žezlo. A podle očekávání hraje CD moc pěkně, zvuk je fajn, takový, jaký daný styl vyžaduje. A o jaký styl že se jedná? O progresivní metal velmi dobré jakosti. Neznám historii italské kapely, vlastně jsem o ní dosud nikdy neslyšel (nebo si to nepamatuju), takže jsem se dovzdělal a zjistil, že byla založena v roce 2005, z původní sestavy v ní dodnes pokračují čtyři pětiny a Shades and lightS je její debutovou deskou, které předcházelo jediné demo v roce 2006.
Jestliže se řekne progresivní metal, každého napadne ikona žánru DREAM THEATER, ale ono se slovo „progresivní“ dá použít i ve spojení s death nebo black metalem. Ani jedno ale podle mě na Řeky nepasuje, ti opravdu hrají ten typický progresivní metal, kterému vládnou hlavně melodie a spousta klávesových a kytarových vyhrávek, a který vychází z klasického heavy metalu. Nakousl jsem klávesy, kterých je všude plno, instrumentálka Preludio every timE je na nich postavena celá, ale i v ostatních kompozicích jsou nepřeslechnutelné. Samozřejmě nechybí ani pestrá
 kytarová hra, sóly Italové nešetří a jsou samozřejmě technicky „perfecto“ zvládnutá. Kromě sól ale nechybí docela ostré riffy, které tu a tam zamíří do deathmetalových hájemství – on tam občas zabrousí i vokalista, na jehož zpěv jsem si musel chvilku zvykat. Zpěvák nedisponuje žádným slavičím hláskem, v ostřejších polohách to nevadí, ale v momentech, kdy se snaží o čistý projev, jsou nějaké ty rezervy a nejistoty slyšitelné – hlavně v SoutherN mi to přijde až falešné. Vedle songů ve středních tempech se NEFESH nebrání ani jízdám rychlejším, na hranici thrash metalu se pohybují třeba v Every timE, která se ale později překlopí až kamsi k power speedu a na chvilku připomene krajany RHAPSODY, aby záhy zvláčněla a „zploužákovatěla“. Je jasné, že progresivci si libují v podobných eskapádách, ale mně už to občas přijde trochu příliš okatě hnané z extrému do extrému, i když se to vlastně poslouchá docela pěkně. Ku cti kapely je třeba připočíst nevypočítavost – skladby sice obsahují celkem chytlavé pasáže, ale žádný cukrkandl to není a vlezlé už vůbec ne. Prostě to je docela zajímavé, po instrumentální stránce bezchybné album, které ctitele progresivního metalu dozajista uspokojí.
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TRUE METAL - A cura di Luca Cardani


Nefesh in ebraico è un concetto estremamente poliedrico, in sostanza è la manifestazione della vita umana, dal respiro vitale chiamato anima, alla sintesi fra il corpo e lo spirito che da vita alla persona stessa.
Sotto questo monicker, si celano cinque ragazzi anconetani, forti di un demo autoprodotto nel 2006 che li ha portati alla luce della ribalta sia in ambito nazionale, che internazionale, e che ritornano sulle scene con questo primo full length, prodotto in collaborazione con Frank Andiver.
Inquadrarli in un solo genere non è cosa semplice, visto che le sonorità a cui i nostri attingono sono tra le più disparate, anche se a farla da padrone è sicuramente la componete progressive, permeata da forti inserti neoclassici e sporcata da riff riconducibili al death metal di stampo melodico. La band mostra una tecnica impressionante nel gestire i numerosi cambi di tempo che intercorrono in tutti i brani dell’album, l’ampio utilizzo delle tastiere avvolge l’ascoltatore in uno spettacolare turbinio di melodia. Impossibile poi rimanere impassibili sulle dolci note di pianoforte di “Preludio Every Time” o sulle romantiche visioni suscitate dall’”Intro”. A tutto questo si affianca il suono pulito, preciso e qualche volta malinconico su alcuni assolo della chitarra, che insieme alle tastiere costituiscono l’asse portante del sound proposto.
Buona la sezione ritmica, mentre il singer si rivela molto espressivo sul cantato clean, su quello un pò più “sporco”,  e anche sulle frasi in italiano che compaiono nei brani “Delirium Of War”, nella bellissima “Tears”, e in “Shades And Lights”, cantata interamente in lingua madre.
Non altrettanto lo si può affermare quando si passa al growl, cantato che appesantisce l’esecuzione dei brani di parecchio.  
In definitiva “Shades And Lights” è decisamente un buon lavoro, fruibile a tutti visto il bilanciato mix di generi musicali che la band ha saputo gestire in modo elegante. Idee e personalità non mancano: ora non resta che attendere il prossimo album per avere ulteriore conferma di quanto di buono siano riusciti a fare fino ad oggi.
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METAL ITALIA - A cura di Luca Galvagni


E’ con estremo ritardo (probabilmente dovuto al tempo che la band ha impiegato a trovare un contratto di distribuzione) che giunge alla nostra redazione il debutto dei marchigiani Nefesh, band autrice già nel 2006 di un ottimo demo. Per il suo primo lavoro sulla lunga distanza, il gruppo ha curato tutto nei minimi dettagli, affidandosi all’esperienza di Frank Andiver in fase di produzione e rivolgendosi a Mika Jussila dei Finnvox Studios per il mastering, ottenendo un suono limpido, potente ed al passo coi tempi. “Shades And Lights” è un disco coraggioso, bello da assaporare in ogni sua più piccola sfaccettatura; se si ama il metal e la buona musica in generale, non si può non rimanere affascinati da questo CD. I Nefesh hanno inventiva, ispirazione e tanto coraggio nel far coesistere alla perfezione due modi apparentemente distanti di intendere il metal, quali il thrash/death e il classico progressive metal sinfonico. Molti prima di loro avevano già tentato di nobilitare questa strana simbiosi, ma in pochi hanno ottenuto risultati ragguardevoli e preziosi come la band marchigiana. Dopo una breve intro si comincia con “Delirium Of War”, traccia che presenta subito i due lati della medaglia a suon di potenza e melodia, screaming e voce pulita, presentando anche suggestive parti (come in altri episodi) cantate in italiano. La seguente “Tifonomachia” mette in evidenza l’anima più estrema dei Nefesh tramite riff e screaming impazziti, accompagnati da assoli chitarristici di altissimo livello. “Everytime” è, invece, a metà strada tra il progressive più sinfonico e il thrash più belligerante, con il bravissimo Paolo Tittarelli alla voce, sempre splendido nell’interpretare alla perfezione questi due modi di interpretare il metal. Con “Souther” i Nostri citano, con più convinzione rispetto ad altri momenti, i maestri Pink Floyd, ammantando la propria musica di suoni siderali. L’album prosegue mantenendo altissimo il livello di guardia, alternando continuamente progressive, orchestrazioni, brucianti riff di chitarra, tecnica e tanta melodia. Per concludere nel migliore dei modi un disco così positivo, l’ultimo vero brano della tracklist non poteva che essere un pezzo da urlo: i primi minuti della lunga “Surexi” sono affidati ad un cantato recitato in latino, che trasporta i Nefesh in un’inedita dimensione esoterica, per ritornare poi verso i consueti lidi estremi che lasciano spazio a impazzite schegge power-prog, seguite da un finale tutto sinfonico. Un disco che avrebbe meritato una promozione ed un supporto senz’altro migliori: non perdete altro tempo quindi, segnatevi questo nome e cercate di fare vostra una copia dell’album!
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SUONI DISTORTI MAGAZINE - A cura di Ella May


I Nefesh nascono nel 2005, nei pressi di Ancona; cinque ragazzi con la passione per la musica che si mettono a lavoro e che in appena un anno producono il loro primo cd. A leggere la loro biografia c'è da rimanere stupiti per i molti successi di critica riscontrati nel corso degli anni e per i vari concerti che li hanno visti calcare palchi anche all'estero. Carta stampata e webzine varie ne hanno parlato, hanno vinto diversi contest, si sono guadagnati passaggi in radio e le loro performances son state trasmesse pure dalla piattaforma Sky.
Per quanto riguarda la classificazione, gli stessi Nefesh definiscono la loro produzione musicale “eclettica”, dichiarando di muoversi in una dimensione “around metal”, per sottolineare l'impossibilità di assimilarli ad un genere piuttosto che all'altro.
E fin qui tanto di cappello, ma nulla di nuovo.
Poi una mattina alle 06:00, arrancando assonnata verso la fermata dell'autobus, con in testa il pensiero delle 8 ore di lavoro da affrontare, ho messo in cuffia 'Shades And Lights'... Ed è stata una rivelazione.
Il debut album di questi ragazzi è un vortice di musica. Uso la parola “musica” perchè il termine “metal” è riduttivo: tredici pezzi psichedelici, intrisi di energia allo stato puro, che sembrano creati da una manciata di musicisti sotto acido eppure al massimo della lucidità, decisamente in stato di grazia. Bellissimo e sorprendente.
Un contenitore in cui si susseguono e si sovrappongono sonorità progressive, death, melodiche, power, neoclassiche e classiche, sinfoniche, acustiche... La chitarra si avvicina e si allontana, le percussioni incalzano e rallentano, il basso scandisce e tratteggia, le tastiere sovrastano e accarezzano... La voce graffia, poi sussurra, poi parla, poi si fa pulita e poi growl e via così, senza tregua. Perfino i linguaggi si mescolano: inglese, italiano e addirittura qualcosa che sa di latino (il vero latino!) si rincorrono e si passano il testimone in una staffetta quanto mai inaspettata.
'Shades And Lights' è un davvero un gioco continuo di luci ed ombre; è un concept album che non soltanto con i testi, ma anche e soprattutto con la musica, dipinge il caleidoscopio dell'essenza umana, dal buio più nero al candore più luminoso, passando attraverso il rosso vivo del sangue ed il grigio angosciante della solitudine.
Strutturalmente, l'album è un percorso contorto che parte da un'intro acciottolante, prosegue snodandosi tra curve a gomito, passaggi sotterranei, riemersioni improvvise ed infine termina con un'outro ugualmente acciottolante che va a chiudere il cerchio.
Non racconterò 'Shades and Lights' track by track, non voglio vanificare l'effetto “meraviglia” a chi deve ancora ascoltarlo; mi limiterò a farne una panoramica generale. Sappiate però che esplorare questi tredici brani sarà come farsi un giro sulle montagne russe.
Si parte lentamente, con le tastiere e l'acciottolio ventoso della breve 'Intro', per poi accelerare di botto con 'Delirium Of War' che riserva subito la prima sorpresa. 'Tifonomachia' precede con i suoi quasi 7 minuti il 'Preludio Every Time', in cui ancora le tastiere annunciano appunto 'Everytime' che esplode come una detonazione. Poi 'Souther', introdotta da una chitarra vivida e distorta, aromatizzata di sinfonico, lascia il posto dopo 5 minuti tutti da godere alla sontuosa 'Tears': uno dei brani più lunghi, splendida dalla prima all'ultima nota.
'Preludio Hug Me', chitarra dolcissima e struggente in odor di acustico, introduce 'Hug Me', che torna ad accelerare respiro e ritmo, ben sostenuti anche nella successiva 'I Can't Me', intensa e trascinante. Poi arriva 'Surexi', undici minuti di stupore continuo che di nuovo sorprende con una svolta improvvisa.
Verso il finale, la title track recupera l'acciottolio dell'intro, bellissima per cantato, per composizione e per testo; due minuti appena, due minuti di poesia che trascolorano senza scossoni negli ultimi battiti con cui 'Outro' sigla la conclusione del percorso.
'Shades And Lights' è davvero un full length che merita di essere esplorato, un album traboccante di spunti e richiami musicali, innovativo e ricco di soluzioni quasi geniali. Sicuramente uno dei lavori migliori che abbia ascoltato negli ultimi tempi.

a cura di Ella May

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HEAVY WORLDS - A cura di Wladimir Marconi

Dopo un demo datato 2006 è tempo per gli anconetani Nefesh di cimentarsi con il loro primo full lenght e devo dire che il risultato non è niente male.
La band si dimostra già parecchio matura e capace, con una direzione musicale ben precisa e una capacità compositiva senz’altro encomiabile. Inquadrarli in un genere solo è impresa quanto mai ardua, visto che il loro sound attinge da diverse branche del metal. A farla da padrone è sicuramente un progressive metal dalle forti tinte neoclassiche, tra le quali ogni tanto fa capolino qualche riff riconducibile al death. I cinque musicisti si rivelano estremamente capaci nel gestire i ripetuti e soventi cambi di tempo che caratterizzano tutti i pezzi di questo “Shades And Lights”, donando loro un certo dinamismo e una freschezza non indifferenti. Massiccio è anche l’apporto delle tastiere, che si integrano alla perfezione col suono pulito e preciso delle chitarre mantenendo ad alti livelli la componente più puramente epica delle canzoni, oltre che farla da padrone per quanto riguarda gli intermezzi strumentali come “Preludio Every Time”, caratterizzata da un’ottima linea di pianoforte. Molto buona anche la prova del singer, che risulta convincente sia nelle linee più aggressive come quelle di “Every Time”, sia in quelle dove si spazia dal cantato leggermente “sporco” a quello pulito come mostrato nell’opener  “Delirium Of War”. In  quest’ultima traccia tra l’altro sono presenti alcune strofe cantate in lingua madre, così come in “Tears” e per me questo è un valore aggiunto. In conclusione, “Shades And Lights” è un buon disco, che saprà farsi apprezzare da tutti, vista la varietà delle soluzioni sonore che propone. Manca ancora qualcosa per raggiungere un livello di padronanza assoluta dei propri mezzi, ma i Nefesh sono senz’altro un gruppo da tenere d’occhio.
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PEST WEBZINE - A cura di Adrian

Debut album of this Italian band that used to play Progressive Death Metal in their early days, but on "Shades and Lights", a 13 tracks effort totaling 1 hour of playing, Nefesh turned the page and chose to tone it down a bit. What we get here is a very experimental type of Progressive Metal enriched with coutless influences from Power Metal, Symphonic Metal, and remains of their Death Metal roots as well. The whole is presented under a very melodic, majestic veil, and it's obvious Nefesh really have some courage to experiment, to include as many different rhythms and tones they are able to. Some guitar solos inhere are really enchanting especially when they are supported by background keyboards and even violins effects, but don't get me wrong, this album still keeps its metalic edge, and some tracks are really aggressive. The vocalist is very versatile and that's a good thing especially for the music they are making, but some vocal parts, the aggressive ones, are not that good unfortunately, it's obvious he's struggling to be that aggressive, when his voice is more suited for the softer parts. Good debut album.
Reviewed by Adrian
Rating: 8.5/10
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ROCK HARD ITALY - Edizione Febbraio 2012

In lingua ebraica, il termine Nefesh indica il punto di contatto tra anima e corpo, a rappresentare le antitetiche tensioni che pervadono l'umana essenza: un concetto che ben si presta a caratterizzare i contenuti del progetto musicale in questione.
Ci troviamo infatti al cospetto di una band che ha eletto la varieta' stilistica ed una vivace molteplicita' di influenze a propria stella polare, ed alla quale va senza dubbio riconosciuto il merito di aver sintetizzato con coerenza tale pluralita' di sfumature secondo una prospettiva originale ed estremamente coerente.
Chiamare in causa generi quali power, prog ed alternative metal appare quantomeno riduttivo; Shades and Lights va infatti assaporato, esplorato, metabolizzato nel tentativo di coglierne le molteplici nature.
L'impresa si rivela ben presto un'esperienza affascinante e suggestiva, in considerazione dell'impostazione colta e profonda che contraddistingue ciascun capitolo dell'album; e lasciarsi avvolgere dalle spire di un'opera di tale caratura e' indubbiamente coinvolgente.
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APULIAN DESTRUCTION - A cura di Lemmy

"Nefesh ovvero l'espressione più totalizzante della musica". Penso che questo sarebbe l'incipit più indicato per parlare  di questa interessantissima formazione anconetana attiva dal 2005. Il quintetto, composto da ottimi musicisti, sfugge implacabilmente a qualsiasi tentativo di etichettatura, saltando, all'interno di uno stesso  brano, dal progressive al death metal alla musica sinfonica senza troppi complimenti. Certamente ci troviamo in presenza di una chicca per veri intenditori ma capace di mettere in difficoltà anche il  più consumato divoratore di musica. Ma cominciamo dal principio. Il moniker "Nefesh" si rifà all'omonimo termine ebraico, con il quale si intende l'uomo in quanto unità di corpo e spirito. La menzione di questa informazione non  è gratuita, ma costituisce una basilare chiave di lettura per captare al meglio il pensiero della band in questione, il cui ascolto, come ho già ribadito, non è dei più semplici. Da sottolineare che il presente album è stato mixato da Mika Jussila nei famigerati Finnvox Studios.
Se nel loro primo lavoro eponimo, i Nefesh erano riusciti a totalizzare circa quaranta minuti di musica in quattro brani (una media quindi di dieci  minuti a brano) è possibile solo immaginare l'immane oceano di suoni contenuti nelle tredici tracks contenute nel loro nuovo lavoro dal titolo "Shades and light".
Proseguire brano per brano, preso atto di una certa omogeneità  sonora che contraddistingue il sound nel suo insieme, rischierebbe di prolungare in maniera esagerata questa recensione, quindi ci si concentrerà su un campione di brani, ritenuti più rappresentativi, evidenziando le caratteristiche più peculiari. Già dalla prima track ufficiale, Delirium of war, si evincono aspetti salienti quali, progressioni barocche, ritmiche spezzate, presenza decisa delle tastiere, parti cantate in italiano e momenti molto intimistici. Davvero notevole  il riff portante, aggressivo ed elastico quanto fortemente neoclassico. Si passa poi a Tifonomachia, all'interno del quale, oltre ai su citati elementi, iniziano a comparire growl e parti cadenzate in stile nu-metal. Davvero sulle righe l'arrangiamento epico collocato a metà brano. Everytime (brano 5) è una fusione tanto folle, quanto giustapposta di power sinfonico e death metal. Diretto e pieno  in ogni sua parte. Notevole anche il feeling profuso all'interno del settimo brano, Tears, nel quale gli struggenti elementi della ballad (cantata in italiano) confluiscono verso un fragoroso finale death metal sinfonico  molto aggressivo. Mai come in questo brano emerge la grande versatilità del vocalist Paolo Tittarelli nel divincolarsi fra vari stilemi canori. Onirica, ipnotica, orientaleggiante e dotata di melodie ricercatissime, la suite Surexi è una delle pietre angolari di tutto il lavoro.
Il resto lo lascerei all'ascolto in quanto le parole hanno un limite. Decisamente questo lavoro impressiona da tutti i punti di vista e sono sicuro che farà parlare molto di sè,  ma, come ho avuto modo di precisare in apertura, risulta molto difficile da ascoltare e l'eccessiva presenza di barocchismi satura in maniera eccessiva il sound, soffocando non poco le capacità dell'ascoltore che si trova così travolto da un vero  e proprio muro sonoro. A mio avviso, semplficando leggermente il sound, lasciando in questo modo qualche spiraglio in più all'ascoltore, i Nefesh renderebbero il proprio lavoro ancora più godibile ed equilibrato di quanto non  lo sia già in questo stadio che denota una profonda e conseguita maturità stilistica.
LEMMY
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ARTISTS AND BANDS - A cura di Salvatore Siragusa, pubblicato il 26/01/2012

Debutto per i progster marchigiani Nefesh, band che avevamo già avuto modo di apprezzare qualche annetto fa con l'ottimo EP omonimo (leggi la recensione). Ora arriva l'agognata svolta, con un album prodotto da Frank Andiver con la collaborazione di Mika Jussila ed i Finnvox Studio e distribuito da Necrotorture, intitolato Shades and Lights, una svolta più che meritata, che già auspicavamo per i Nefesh nella recensione dell'EP del 2006, un album veramente riuscito capace di unire ottimi riffs a melodie molto raffinate affidate alla particolare voce di Paolo Tittarelli o agli intarsi di pianoforte di Stefano Carloni. Illuminante in tal senso è la stupenda "Delirium of War", brano arricchito anche da un indovinato solo di chitarra che si delinea su di un delicato tappeto di tastiere. Anche la seguente "Tifonomachia" aiuta a comprendere la poliedricità di questa band che alterna con estrema disinvolture passaggi classicheggianti, mid-tempo e fughe in territori death. Ma tutto l'album si dimostra sempre interessante e vivo, con brani come "Everytime", la lunga "Surexi" o le numerose piccole perle strumentali come i preludi a Everytime e ad Hug Me che fan ben capire le solide basi musicali della band marchigiana.
In definitiva un ottimo album destinato a tutti gli amanti del metal più variegato e arricchito da diversi colori, dove la potenza e la melodia si miscelano con perizia e sapienza, una ottima band dalle grandi potenzialità che speriamo possano nuovamente venire espresse con un nuovo lavoro. Complimenti.
Voto: 8/10

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METAL MANIAC - Edizione Novembre 2011, Recensione "Shades and lights"

Questo è un grandissimo disco. Per coraggio, per approccio, per puro spirito metal.
Registrato nel 2010 ma uscito solo ora con l’aiuto e la promozione dell’attenta Necroagency, il lavoro degli anconetani Nefesh è davvero qualcosa di sorprendente. Si perché in queste tredici tracce ci piace tutto, dalla tecnica, all’intelligenza compositiva, alla varietà e, ovvio, ai risultati.
Creando una specie di personale progressive il quintetto mischia, potenza e heavy, epic e personalità, trame classiche (anche con archi e pianoforte), Dio e Dark Tranquillity, così come le linee dei Dream Theater. Tutto insieme, si, in un contesto che però non perde mai di vista, nemmeno per un momento il marchio di fabbrica di una band estremamente determinata in quello che fa. Un impegno che da vita ad un lavoro grintoso, intelligente, rabbioso ma curato sin nei particolari, con la voce di Paolo che si alterna fra italiano ed inglese (anche nello stesso brano) e le keys di Stefano ad arricchire in maniera decisiva l’ottimo impianto metal costruito dal resto della band.
Una sorpresa per coraggio e creatività.
Perfetto per spirito metal!
Fabrizio Massignani
Voto: 8

METAL TEMPLE - A cura di Lior "Steinmetal" Stein

The Hebrew term, or psychological or philosophical, of "Nefesh" in plain English is the whole self of a person aside from flesh and soul. I see it as an inner meaning, how a person perceives himself. There is also a common opinion that the Nefesh doesn't even exist and its existence is mere spiritual just like the thought about the soul. But there is another NEFESH out there and it is a band that has some connection to the term of the above. It comes from Italy bearing musical progression that is a source for deep spiritual debate following harshness and classical elements.
NEFESH's debut "Shades And Lights" is the follower to their previous demo almost five years ago. It shows a band that went far to perfect their style while diverting their material towards various of Metal and Classical music directions. Alongside their musical complexity, the themes used for this album seemed to be analogous to their name plus adding question marks that implied of not letting anyone who listens to succumb to obvious features but to indulge some serious thoughts about almost anything that is a part of the daily routine, ordinary life with a gaze towards the beyond. I would call it a journey through one's existence.
The tracklist made for this journey is very convincing. NEFESH wrote exemplary material that would put them as one of the respected Progressive Metal acts of the decade. Through amazing songs as "Every Time", the epic 10 minute chant of "Surexi", "Hug Me" and "Tifonomachia", I could feel the hearts of the creators and their personal touch. The shifts between classic and extreme music are smooth and swift while creating a wonderful flow. I enjoyed the guitar work, especially the lead section, and the diverse vocals, along with keyboards, that added the fuel to the ongoing drama.
NEFESH is a band that deserves a respected contract as a promising Progressive Metal act. They are very talented and this is only their debut album so it will be interesting to see what will come next.
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ICED TEARS - A cura di Mythycal

La band anconetana Nefesh si rivela capace di una prestazione di tutto rispetto.
Shades And Light è infatti un disco che denota maturità sia dal punto di vista tecnico che compositivo. Ad un primo ascolto il genere qui esposto non è ricollegabile immediatamente a qualcosa di predefinito o canonico; un ascolto ripetuto (che si rende necessario per comprendere appieno la versatilità della proposta) rivela pian piano uno schema che sembra guardare da lontano il death metal melodico e, più da vicino, certe strutture progressive. Alla fine, quindi, il principale termine di riferimento sembra essere proprio il progressive, specialmente per quanto riguarda la complessità delle architetture ritmiche. I brani, anche se in genere lunghi, non sono composti da un numero elevatissimo di riff; tuttavia sono egualmente complessi in virtù di incastri e successioni ritmiche che rifuggono la forma canzone, pur non perdendo mai di vista il pezzo.
La caratteristica principale e ricorrente delle canzoni consiste in un dualismo ("Shades" e "Lights") che assume diverse sfumature. Per esempio, nel cantanto, ora gutturale, ora melodico; poi, nella contrapposizione tra chitarre e tastiere. Le chitarre infatti creano un muro sonoro relativamente spesso, vista la predilezione per sonorità moderne; tale muro viene però alleggerito dalle tastiere, dai contorni e dalle cadenze molto sinfoniche. In realtà le tastiere stesse, a contatto con le chitarre, sono molto ambivalenti, perchè se è vero da un lato che i suoi suoni levigano le trame chitarristiche, dall' altro erigono a loro volta tappeti sonori molto robusti. Le tastiere cambiano però veste, specialmente quando si tratta di accompagnare gli assoli; quindi, nei momenti più melodici e pacati, le tastiere acquisiscono toni celestiali, molto rilassanti.
Semplificando, lo schema delle canzoni è questo. Ovviamente poi c' è da dire molto altro. Un appunto specifico lo meritano gli assoli. Contrariamente a quanto si possa pensare, buona parte degli assoli suonati non puntano tanto sulla tecnica (che naturalmente all' occasione sa farsi valere), o sulla velocità; nei duetti con la tastiera tali assoli fanno spostare ulteriormente l' asse dei brani, fino a farli diventare delle ballate, magari con la funzione di creare una pausa emotiva. C' è da rimarcare, poi, l' assenza di ritmiche di chitarra che sorreggano l' assolo: la chitarra solista esegue tali parti senza un altro sostegno chitarristico. Il perchè si intuisce facilmente: proprio la preziosità intimistica di tali assoli rende inutile il supporto di una chitarra ritmica, che con la sua distorsione avrebbe rovinato tale vena. La presenza di tali sezioni arricchisce ulteriormente le composizioni, donando loro una sfumatura atmosferica. Inoltre va rimarcata ancora (e nel caso di questo disco, ritengo sia doveroso farlo) la caratura tecnica dei musicisti, oltre che la preparazione teorica; questi due fattori sono ben riassunti ed esemplificati in un brano come Preludio Hug Me, che si basa su un vorticoso assolo di chitarra classica; oppure in Preludio Everytime, e in generale in tutte quelle sezioni in cui è solo il pianoforte a condurre le redini della canzone. Infatti questi membri del gruppo possono vantare studi classici conseguiti al conservatorio; di certo, poi, il batterista mostra una certa disinvoltura nel tenere il passo durante tempi dispari e controtempi, e il bassista sa arricchire e armonizzare le canzoni; purtroppo il suo strumento è stato missato ad un volume lievemente inferiore rispetto agli altri strumenti, così che si può udire appieno solo durante gli assoli. In generale la produzione è di un buon livello: suoni corposi, energici ma puliti.
Shades And Lights è un disco su cui si può puntare, completo e maturo, tutt' altro che pesante nonostante la lunghezza (anche se comunque la tensione può venire un po' meno, specie negli ultimi due brani completi); complimenti quindi al gruppo per il buon esito dell' operazione.
Voto: 77/100
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MONDO METAL - A cura di Marcello Ferrau

Dalla provincia di Ancona, i Nefesh ci presentano il loro primo full-length, uscito il 9 settembre 2011 e contenente 13 tracce: "Shades and Lights".
Il soffio del vento e tristi accordi di piano danno forma a "Intro", questa è la forma in cui si presenta l'immaginario narratore, che si appresta a raccontare le sue storie (maledette direi, basandomi sui testi) a chi vorrà ascoltare...
In "Delirium of War" prevale una forte inquietudine, una bilancia che pende alternativamente tra luce e buio. Ricercate le orchestrazioni, affilati i riff di chitarra, e il testo alterna parti in inglese ad altre in italiano. Si affaccia per circa un minuto una momentanea atmosfera di apparente calma, che mantiene comunque in sottofondo una certa ansietà, e difatti esplodono subito dopo con maggiore intensità le sonorità iniziali. Il finale acquista un sound rallentato e triste, e faccio i miei complimenti a Luca per come ha saputo rendere il suono della sua chitarra quasi un pianto disperato.
Rabbia e distruzione sprigiona il sound di "Tifonomachia". Le rasoiate corposissime di chitarra, il martellare del basso di Andrea e della batteria di Michele, la potenza evocativa delle tastiere di Stefano e la linea vocale aggressiva e rabbiosa di Paolo danno voce a questa storia di pura furia distruttiva. Bellissimo assolo.
"Preludio Every Time" è un malinconico preludio di piano alla prossima traccia.
"Every Time" è adrenalinica, ed esplode di tormentato desiderio e passione. Molto bella, ottimamente strutturata, e presenta una lunghissima e struggente parte solista di chitarra. Questi ragazzi possiedono una tecnica di altissimo livello.
E con "Souther" mi si tocca un mito, la sacra scuola di Nanto! Ambizione, sete di potere, desiderio di conquistare il Mondo e diventarne l'incontrastato Imperatore, ecco cosa riescono a rendere i Nefesh con questa potentissima traccia dedicata a Souther (o magari lo conoscete meglio con il nome di Sauzer), l'allievo di Ogai. La traccia, a mio parere, potrebbe essere tranquillamente usata come colonna sonora di un qualche film della serie di Ken il Guerriero!
Continuiamo il viaggio nell'interiorità umana, dove questo misterioso narratore ci sta conducendo con le sue storie. "Tears" ha il testo metà in inglese e metà in italiano. La traccia è molto mutevole, abbiamo una struggente prima parte suonata al piano dove Paolo mette in campo un cantato pulito e sofferto. In breve prendono il sopravvento le ritmiche agili e taglienti della chitarra, si mantiene alto il pathos, ma la linea vocale acquista sfumature più incattivite. Sempre improvvisamente si ripresenta la dolce melodia del piano, affiancato dalla chitarra acustica pizzicata magistralmente da Luca. Altro preludio, "Preludio Hug Me", di chitarra acustica, in stile flamenco, che ci porta a...
"Hug Me" è un'altra traccia molto potente, dai suoni pieni, dai numerosi cambi di tempo e con diversi passaggi di stato d'animo.
Ottimamente costruita è anche "I Can't Fly", traccia che contiene in sé malinconia e voglia di riscatto, di ricominciare, di avere un'altra chance.
Riffing serrati e graffianti si alternano a parti puramente sinfoniche, impreziosite da delicati assoli.
Oltre gli 11 minuti per l'angosciante e mutevole "Surexi". Da un inizio inquietante e sussurrato, alla frenesia creata dalle armonizzazioni dinamiche di chitarra, passando per sonorità mediorientaleggianti, fino alla sezione finale che emana un'atmosfera da "calma prima dell'apocalisse".
Meno di 2 minuti invece per la titletrack "Shades and Lights", dolce e malinconico brano dal testo in italiano a dispetto del titolo.
"Outro" si riaggancia all' "Intro", sulle note di piano il soffio del vento si allontana... il misterioso narratore va in cerca del suo prossimo pubblico.
Un ottimo album, quasi un maniacale lavoro di fusione tra testi-musica, così da rendere le emozioni provate e descritte con le parole anche attraverso le note dei 4 strumenti. Date assolutamente un ascolto e supportate.
Marcello
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METAL.IT - A cura di Sergio "Ermo" Rapetti

Difficile inquadrare la prima fatica sulla lunga distanza degli anconetani Nefesh, che finalmente danno un seguito al loro demo del 2006, visti gli excursus lungo svariati percorsi musicali che si scoprono man mano che ci si addentra tra le pieghe di "Shades and Lights", dove regnano tanto il Thrash ed il Death quanto il Classic o il Prog Metal, accompagnati da aperture neoclassiche che sono ben puntellate dalle frequenti concessioni al pianoforte ed alle orchestrazioni.
E sono proprio i contrasti, introdotti già dal titolo e dall'artwork, il leitmotiv dell'album: ecco, infatti, improvvisi cambi di tempo, sbalzi d'umore e nell'approccio vocale, ricorrendo anche a passaggi interpretati in italiano ed in latino.
Non deve certo essere stato facile dare vita a "Shades and Lights", e forse questo potrebbe spiegare il lungo tempo trascorso dal precedente lavoro, ma i risultati sono eccellenti.
Sono pronte a dimostrarlo già le due prime canzoni, la ritmata e trascinante "Delirium Of War" (stupenda la parte cantata in italiano) ed una "Tifonomachia" piuttosto vicina a certe cose degli Evergrey (richiamati anche da "Hug Me"), ma anche, più avanti sul finire del disco, la teatrale ed articolata "Surexi.
Per la voglia di fare e la capacità di sorprendere, ai Nefesh di "Shades and Lights" possono rivolgere solo piccoli appunti, facilmente superabili con una maggiore incisività nel cantato e qualche spigolosità in meno negli arrangiamenti.
Pronti per il livello successivo.
Voto: 7,5/10
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HARD SOUND - A cura di Francesco La Tegola


Disco di esordio per i prog metallers anconetani Nefesh, fautori di un sound originale ed eclettico che spazia dal progressive al power, a sonorità più moderne. Il tutto ammantato di un'aura neoclassica, sottolineata da vari intermezzi affidati al piano o a strumenti acustici. Colpisce subito "Delirium Of War" col cantato in inglese e italiano, il gusto neoclassico delle tastiere, il tocco prog a là Pain Of Salvation, e si procede con l'ottima "Tifonomachia", appesantita dai mid tempo, alternato da un ottimo lavoro coi riff, un bell'assolo di chitarra e qualche ruvidezza nelle linee vocali che in "Everytime", invece, si superano creando un perfetto accostamento con l'epicità magniloquente degli arrangiamenti. Colpiscono positivamente l'ottima "Tears" coi suoi riff potenti e la lunga "Surexi", con la parte acustica, il parlato latino, e l'articolatezza del riffing. Insomma, un disco prog più che interessante, tosto, potente, con una produzione stellare anche se un tantino ripetitivo in alcuni passaggi ("Hug Me"), e difficile da seguire per la complessità della proposta. Ne sentiremo parlare.
Voto: 75/100
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DAGHEISHA.COM - A cura di Yuri

Dopo 'Nefesh' e 'Every Time' il gruppo progressive marchigiano consegna alle stampe l'esordio vero e proprio con 'Shades And Lights' un disco ricco di elementi power, aperture neoclassiche e intermezzi acustici. Non manca certo il coraggio ai ragazzi in questione che sfoderano una discreta tecnica di base e cercano di proporre qualcosa di originale in un genere che risulta spesso contraddittorio e legato eccessivamente alle sue radici. L'impressione è che con una produzione e soprattutto un mixaggio migliore canzoni come 'Delirium Of War' e 'Surexi' potrebbero spiccare il volo e come diretta conseguenza aprire maggiormente l'ascoltatore ad arrangiamenti che in principio appaiono poco flessibili. Anche il cantato può essere migliorato ma è evidente che le prime mosse nel mercato musicale sono caratterizzate da qualche incertezza. L'importante è avere l'attitudine e la preparazione per andare lontano e in questo senso 'Tifonomachia' e 'Hug Me' sono altri due pezzi che dimostrano come la strada intrapresa sia quella giusta.
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RAW & WILD - A cura di BF

Dopo anni di sacrifici, momenti di stasi ed un primo demo già recensito bene in giro per la rete, gli anconetani Nefesh sfornano per Necrotorture Live & Promotion il loro primo album intitolato “Shades and Lights”. Un digipack curato nei mini dettagli, professionalmente studiato per aprire le porte ad un death metal melodico tutto personale.. un lavoro che deve essere ascoltato con attenzione e che o si ama o si odia. Tredici tracce di pura tecnica miscelata ad un songwriting del tutto personale, violento ma soprattutto marchiato Nefesh! Particolarità peculiare di questo prodotto è la voglia di oltrepassare certi canoni e provare a usare testi in italiano che in questo contesto sono stati ben inseriti! La band non ha sbagliato un colpo e per uno come me che spesso non tollera testi in italiano questa volta ammetto che il tentativo è ben riuscito e la band ha saputo davvero ben contestualizzare il tutto! Cosi ci aspettiamo? Per adesso la band devi spingere al massimo questo prodotto, ma ora è d’obbligo aspettarsi nel secondo album il momento di gloria della band! Promossi a pieni voti!
Voto: 8/10
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